NAPOLI BIFRONTE: 2 A 1 SUL MILAN. UN TEMPO ‘SÌ’, UNO ‘NO’
Di Luciano Scateni
Il pari e patta sarebbe sgradito al Napoli che non convince da qualche tempo in qua (Ranieri ha tirato via la Roma dal fango con nove successi consecutivi!) e non piacerebbe neppure al Milan che con Conceição in panchina spera di agganciare le posizioni di classifica per l’accesso alle competizioni europee. È da Nobel l’atto di fede eterna del tifo azzurro, per nulla scalfito da un Napoli non da scudetto (fatta eccezione per l’ottimismo a oltranza di Conte) e come dice il tecnico pugliese, ma inascoltato, la squadra deve tornare negli spogliatoi con le magliette bagnate di sudore, possibilmente con animo sereno per aver superato la fase delicata di partite imperfette (e anche questo non è accaduto). I 50mila del Maradona Stadio esigono, a ragione, di applaudire un Napoli grintoso, offensivo, autorevole…vincente e convincente. Il Conte del giorno prima, abile, come sempre nel precostituire alibi per indesiderati passi falsi: “Affrontiamo una squadra forte che aveva l’ambizione di vincere lo scudetto (ecco, le mani avanti) e a gennaio ha inserito giocatori importanti. Conceiçao è un ottimo allenatore, ci sarà da soffrire (pronostico azzeccato!). Lo scudetto? È giusto crederci, siamo a tre punti dalla vetta”. In chiusura di conferenza stampa il “dire per non dire”, cioè “Può essere tutto e può essere niente (ma va…!), restiamo concentrati sul presente e feroci”. Cattiva news: l’influenza ha colpito Mc Tominay, forfeit dello scozzese. Arbitra Sozza, sezione di Monza, milanese. La partita. Ne sono pienamente cosciente, la severa critica al Napoli di tre quarti del primo tempo in cattedra, favorito da un Milan irriconoscibile, forse è sufficiente ai “forza Napoli sempre” per vedere il bicchiere mezzo pieno e per glissare sui circa 70 minuti di un Napoli remissivo, privo di idee in affanno, stanco, che ha lasciato la partita nella disponibilità quasi totale dei rossoneri. Non trovo da tempo riscontri alla constatazione del Napoli di un tempo sì e uno no, alla censura del pericoloso vizio di ritenere cosa fatta la vittoria quando si è in vantaggio, del rischio di rinchiudersi nella propria metà campo con l’illusione di farla franca. L’incredibile stava per avverarsi: il via libera agli uomini di Conceição, se Gimenez non avesse graziato Meret calciando un calcio di rigore innocuo, parato facilmente, ora la Napoli del calcio sarebbe in depressione per avere concesso a un Milan tutt’altro trascendentale ma con buone individualità di uscire indenne dal Maradona Stadio e per aver divaricato la forbice del distacco dall’Inter. Inizio folgorante. In poche parole: Politano intuisce la parabola di un lancio di oltre trenta metri e con un tiro imparabile regala l’uno a zero agli azzurri a un minuto e pochi secondi dal calcio di inizio. Il raddoppio di Lukaku al 19esimo convince i 50 mila del ‘Maradona’ a credere di tifare per la squadra del cuore a dimensione scudetto. Ma al via della ripresa si è capisce in pochi minuti che in campo è sceso un altro Milan e che il Napoli ha fatto la scelta quasi suicida di difendere il risultato e basta. In pratica solo Milan in campo, l’episodio del rigore fallito, l’atteggiamento dimesso degli azzurri e inevitabile il gol dell’uno a due realizzato da Jovic. Napoli in crisi, Milan arrembante, cambi di Conte tanto per far qualcosa e tre punti difesi a denti stretti che non raccontano niente di esaltante in tema di corsa per lo scudetto.